Un torrente
passava di fronte a casa
era caldo, era un sole rosso e appiccicoso
a guardarlo da sotto le zolle rovesciate
si vedeva l’aria tremare
i ragazzini in canottiera
fra i tarassachi sfioriti,
in mano una bottiglia
legata a un filo di ferro
così i pesci entrano ma non escono più
la piccola barca di legno
galleggiava nell’ombra
e rimaneva vuota
È caldo, è bastato socchiudere gli occhi
e si cerca sotto le foglie grandi del noce
la bottiglia ormai inghiottita
la si fruga in fondo alla corrente,
se ancora uno scheletro
inerte e microscopico là si muova
e si rimane intrappolati
in acque così grigie, là sotto,
sulle rive di vecchi platani e noccioli
- là venivano sepolti i cani
che giocavano con noi -
che a volerne uscire
ci si porta appresso tutto il fango
in cui ci siamo avvolti per anni
come la nostra unica coperta
E poi qualcosa cade
Dalla melma accumulata, chiodi
Vecchie sveglie, pezzi di vetro, bastoni rotti,
Sacchi di concime vuoti, le cose rimangono fra i rami
l’acqua continua a scorrere in finta trasparenza
e i rifiuti scoperti restano in superficie
e non se ne vogliono andare via:
è loro il mio territorio, è loro e lo sporcano
come gli animali, è il loro marchio
Ma è sera ormai, mi dico: è tempo di riposare
e chiudo gli occhi; in un battito di ciglia
straripa il mio fiume fangoso
e riconosco solo i cerchi dei ragni d’acqua

abbiamo fiumi e stagni fangosi sepolti…
allegria di naufraghe, e impiastrate
Appunto, e il naufragar m’è amaro…in questo fango!
Di sera il ricordo tra fango e corrente emerge, si amplia il cerchio.
La sera è sempre foriera…purtroppo, fango e notte s’assomigliano molto, troppo