Il Ministro Brunetta e i Precari


La cara Elena Sarati mi ha dato il permesso di pubblicare questa lettera aperta al Ministro Brunetta, che io trovo illuminante. Per chi può davvero credere all’onestà delle sue dichiarazioni sui precari.

Questo è il racconto di Brunetta

E queste sono le parole di Elena.

Bisogna stare attenti quando si parla di precariato, in particolare se il tema viene sollevato da un Ministro della Repubblica.

Qualsiasi precario in quanto tale merita rispetto. Perché? Perché non sa (e non può sapere) cos’è il riconoscimento di ciò che fa e soprattutto delle motivazioni che ha nel farlo.
Essere precari infatti non significa solo disparità di trattamento, mancanza di valutazione (sottolineo: mancanza di valutazione, quella vera, orientata allo sviluppo), non-visibilità. Significa soprattutto freno a qualsiasi iniziativa che non possa essere fruita nell’immediato e poi disconosciuta, e quindi non valorizzata, non”messa a frutto”. Significa non potere progettare alcunché… perché anche se un progetto professionale lo si ha, in realtà non “esiste”. Non ha “voce”. Quanti progetti stiamo disperdendo?

Questi giovani stanno pagando per gli sprechi, gli eccessi, gli errori che non hanno commesso. Sono “esclusi”, o inclusi per essere usati ed esclusi quando si tratta di riconoscere valore a loro e a ciò che di importante possono fare. Sono gli ultimi tra gli ultimi, e tra questi ci sono ragazzi di talento, dei quali si sta uccidendo la fiducia (la fiducia!), la motivazione, l’energia. Noi non possiamo pensare di risolvere una questione così grave, così critica, rimuovendo il problema o scaricandolo sulla presunta mancanza di umiltà di un precario… Ci sono ragazzi laureati, che hanno fatto i lavori più diversi. Li abbiamo visti prendere treni la notte per presentarsi al mattino a un colloquio dall’altra parte d’Italia per ottenere un contratto a progetto, senza rinunciare ai propri sogni… Senza rinunciare a quei progetti ai quali hanno dato gambe da soli.
Possiamo, oggi, permetterci di dissiparne talenti, motivazioni, idee? In un paese in crisi come il nostro? Ha davvero qualcosa a che fare con la meritocrazia, questo?

Non basta, Signor Ministro, invitare un brillante laureato, magari con esperienza di lavoro intermittente, ad andare a raccogliere le cassette di frutta. Lo possono anche fare, e qualcuno lo fa già, ma così non si risolve una questione fondamentale: la perdita, per tutti, di competenze, che vengono sottoutilizzate o male utilizzate. Questo Suo invito non risolve l’immobilità di un sistema, che protegge, in troppi casi, l’incompetenza e la superficialità ai massimi livelli e non si cura dello sviluppo dei giovani e dei giovani di valore, che vorrebbero solo dare di più. Non possiamo cavarcela scaricando su di loro ogni responsabilità. Non è accettabile. Non è giusto. Soprattutto, non è “efficace”.

Come diceva Sandro Pertini, i giovani non hanno bisogno di sermoni, ma di esempi. Sta a voi dare l’esempio, Ministro, non ai precari. Loro lo stanno già dando.

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2 thoughts on “Il Ministro Brunetta e i Precari

  1. I colombi di piazza San Marco, venuti a conoscenza dell’ indegno comportamento di Brunetta, hanno giurato di prenderlo a calci nei coglioni se per caso l’ individuo si presentasse nella suddetta piazza. Posso assicurare che lo faranno per due motivi. Primo perché son piccioni di parola e io lo so perchè, avendo vissuto a Venezia, ho grande dimestichezza coi piccioni. Secondo perchè questi pennuti han già preso le misure e li ho sentiti gridare (imitando l’ abbronzato) “Si può fare!”

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