Oggi


Che senso ha scrivere poesie, mi chiedevo oggi? Quando i poeti per sopravvivere devono leccarsi i piedi a vicenda? Soprattutto se sono bravi e vogliono essere pubblicati? Ho cercato da sempre la compagnia di poeti, ma mi rendo conto che non sono dei loro. Né per capacità tecniche, né tantomeno per l’ambiente, che – ancora una volta, quando si tratta di ambiente “letterario” – mi lascia sempre con un senso di velleità e egocentrismo in bocca. Non lo so. Mi sembra di non c’entrare niente con questo mondo: non è perché si scrivono delle poesie, che si è poeti. Poi qualcuno mi ha detto che oggi è morta Wisława Szymborska. Riposi in pace.

 

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo dopo l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbe potuto essere preso per un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perché –
e da dove è saltato fuori uno così –
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in superficie nel muro
oppure
(e qui un paragone mi è mancato).

Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter d’occhio.

Su un tavolo più giovane, da una mano d’un giorno più giovane,
il pane di ieri era tagliato diversamente.

Le nuvole erano come non mai e la pioggia era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.

La Terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.

E’ durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.

W. Szymborska, Disattenzione, in La gioia di scrivere. Tutte le poesie (1945-2009)

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10 thoughts on “Oggi

  1. domande di ardua risposta. La poesia per una serie di fattori è la più inafferrabile delle discipline, ma non dovresti confondere lo scrivere poesie con l’ambiente poetico. Uno nasce dall’urgenza personale, l’altro si nutre di modelli relazionali. Ancora a parte sta il “successo” di un poeta, il quale si basa ancora su modelli relazionali misti al cd. “narcisismo di lettura” (secondo la definizione di una letterata di qui, M.G. Beverini Del Santo) che, in un’epoca vivaddio di alfabetizzazione diffusa ma purtroppo di scarso affinamento (anche di critici ed editori), fatalmente va a penalizzare della poesia scomoda (sotto vari aspetti) in favore quella più comoda.

    Le mie parole non valgono nulla perché sono dubbi di uno che un Martone d’Arcadia definirebbe un iper-sfigato (ostracizzatissimo, soprattutto da quando ho smesso di scrivere gratis o peggio), però credo che non dovresti smettere di scrivere per la giusta insofferenza verso l’ambiente. Se senti di avere qualcosa da dire sarebbe un errore.

    Ave atque vale.

  2. roberto ha detto tutto lui, ecchecavolo e io mo’ che dico? ah, ecco! che sì, i poeti sono troppi e troppi starebbero meglio tra certi farmaci da banco, con tutto che sono impalmati e impalmano altri della stessa risma. e non mi riferisco alla poesia al femminile in rete, perché di quella neanche mi sogno (con tutto che potrei, secondo certi impalmati palmati, farne parte, mentre prrrrrrrrrrrrrrrrr so perfettamente che non è così: ed è una responsabilità).
    tu scrivi e fregatene, tanto qui è tutto un omogeneizzato: letteratura alta media e bassa sta tutta sugli scaffali alla pari, in ordine alfabetico. poi ci sono le isteriche di mestiere a far quadrare i conti: sappilo! e io me ne venni da fb per non incontrane più
    🙂

  3. Ecco, cara la mia Lucy pestifera, farò come mi dici (e come già suggeriva il buon Roberto).
    Onoriamo la Poesia e stendiamo un velo pietoso sui poeti, ecco.

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