Ritorno al Nulla – Tony Pagliuca e la musica che non c’è più


Per la rete gira una lettera di Tony Pagliuca, storico tastierista delle Orme, a Celentano, una lettera condivisibilissima nei punti principali: l’egemonia della stupida canzonetta che NON è musica, almeno non la canzonetta cui ci hanno voluto abituare. L’impoverimento artistico della musica “leggera”. Proprio ieri riascoltavo alcune band di rock progressivo – straordinarie e mi chiedevo come è stato possibile che la musica prodotta allora fosse di un livello così alto. Forse c’era nell’aria un amore per la complessità che è svanito da parecchi anni. Svanito almeno in superficie! Comunque, ecco il testo:

“Caro Adriano

Io sono Tony Pagliuca ex componente del le Orme, dal 1° Gennaio mi è stata tolto il Fondo solidarietà dei soci Siae un mensile di 615 euro era il mio unico sostegno economico sicuro e non so come andrò avanti con moglie insegnante precaria e due figli che studiano, mutuo prima casa ecc.

Ma ora non protesto perché mi sento ancora libero e al fianco di tutti coloro che cercano un posto di lavoro onesto e perché ho fiducia nel futuro e confido nell’operato del presidente del consiglio Mario Monti che mi sembra una persona per bene.

Ho pagato ancora a malincuore il canone Rai e mi permetto di dirti che se quest’anno vai a Sanremo cerca di rimanere nel tuo campo quello che ti ha dato il successo e cioè il canto, canta le tue belle canzoni partecipando magari anche tu alla gara. E se invece sentirai il prorompente bisogno di monologare allora raccontala giusta.

Racconta che la cultura deve tornare a circolare libera nei suoi spazi e non deve essere mai più in mano alla casta della canzone.

Racconta che ciò che si sente in radio e si vede in tv non è il meglio di ciò che la nostra bella Italia produce. Perché gran parte delle programmazioni sono al soldo delle case discografiche e dei grandi management S.p.a.

Racconta che nel nostro paese ci sono tanti giovani talenti che non trovano mai spazio e se lo trovano sono spremuti e gettati come limoni.

Racconta, se permetti , che il sottoscritto pur avendo scritto delle pagine di musica rock progressive riconosciute in tutto il mondo, per partecipare in gara a Sanremo con il suo gruppo ha dovuto pagare 50 milioni di lire per “ il parrucchiere” mentre tanti altri concorrenti privilegiati non solo non hanno pagato niente ma sono stati loro pagati fior di quattrini per la loro prestazione.

Racconta che tanti altri musicisti come il sottoscritto hanno cercato , rinunciando a facili guadagni, di elevarsi all’altezze dei grandi della musica producendo, in proprio, lavori di pregio che non si sentiranno in Rai e non si vedranno in TV a causa dei conduttori corrotti e se le loro opere non saranno conosciute non potranno di conseguenza fare il loro lavoro e cioè i concerti .

E e se condurrai più di una serata: Chiedi che Sanremo sia un concorso di giovani che studiano la musica non il cimitero degli elefanti. Chiedi infine di bonificare l’ambiente dagli spacciatori di droga, dai giornalisti corrotti, dai manager evasori e infine la mia preghiera non duettare con Madonna ( il solo nome dovrebbe farti allontanare) e chiedi per Sanremo la benedizione di Benedetto XVI il papa ama la musica, l’Italia e vuole bene a tutti gli artisti.

Antonio ( Tony Pagliuca)”

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10 thoughts on “Ritorno al Nulla – Tony Pagliuca e la musica che non c’è più

  1. Conoscevo molto bene un altro componente dell Orme: Germano Serafin, che dopo lo scioglimento del gruppo si era dedicato alla musica classica diventando un apprezzato violinista e morì di cancro a nemmeno quarant’ anni. Perlomeno si è risparmiato di vedere questo schifo!

  2. Infatti! Ma se penso alla grandiosità della scena musicale di allora…Felona e Sorona è stato tradotto in inglese e cantato dal leggendario Peter Hammill, per non dire di tutte le altre band di rock progressivo dell’epoca (che brutto termine è “rock progressivo”! Era la musica che si faceva negli anni 70 da musicisti e cantanti veri). Vogliamo parlare di: – senza tener conto di grandissimi come la PFM o gli Area – Il Balletto di Bronzo, Museo Rosenbach, Picchio dal Pozzo, Alphataurus, La Locanda delle Fate, Quella Vecchia Locanda (e tanti altri gruppi ancora!) Se penso che perfino i New Trolls e i Pooh si erano arresi a doversi spremere le meningi!!

  3. Sì, certo, Lucia. A me ripeto fa impressione a quali danni può arrivare la morte della complessità o meglio la superficialità dilagante del gusto. Capisci perché me la prendo tanto con chi ascolta solo canzonette e si rifiuta di riconoscere che c’è qualcosa di diverso, di più complesso? Ecco. Non è più solo una questione di legittime scelte personali, legate a un gusto individuale, si tratta di “corresponsabilità morale”. Un esempio? Ascolto volentieri la radio e quando sento della musica insulsa mi dico “se non cambi canale subito, va a finire che ti abitui a questa insulsaggine e ti rincretinisci” Ecco, secondo me, il succo del discorso sta proprio qui: per abitudine, ci si è abituati a essere trattati dai media come dei cretini dai gusti insulsi.

  4. C’è ggente e ggente, infatti! Le canzoni meno impegnative ci sono sempre state..e c’è sempre stato chi preferiva queste a quelle padronissimo. Ma che non si possa più nemmeno scegliere, perché esiste solo la categoria del leggero! Ecco, questo mi fa imbestiare

  5. ho ascoltato le Orme la prima volta nell’estate ’68 (avevo 15 anni) la canzone era Senti l’estate che torna, in seguito mi piacquero molto i due LP Collage e L’uomo di pezza ( chi non ha ballato al buio di una “cantina” con queste musiche in quegli anni) poi non li ho più seguiti perché troppp preso dai musicisti stranieri da Frank Zappa a Joni Mitchell (evito l’elenco perchè domattina sarei ancora qua. La radio da allora non lo più ascoltata perché come dice questo post passavano solo ciò che volevano farci ascoltare.
    Approfitto di questa full-immersion nel tuo blog ( oggi ci ho passato il pomeriggio e ti devo dire che mi è piaciuto molto ciò che ho letto ) per lasciarti una canzone in tedesco e visto che non conosco la lingua magari col tempo trovi qualche minuto per tradurmela. fa parte delle mie canzoni sospese ( questa è in sospeso più o meno da una quarantina d’anni) ti ringrazio in anticipo anche se non troverai l tempo o la voglia di farlo.
    falconier

    1. Ma grazie, Fausto! Mi fa molto piacere che ti sia piaciuto il mio blog! Faccio il possible…La canzone te la traduco, si 🙂 sono anche curiosa, a dire la verità! Ti ringrazio ancora, Anna

  6. ecco il testo, così a pelle ho idea che non sia niente di che, ma è una delle prime songs dei Jefferson Airplane che ho ascoltato e da lì all’indietro ho acquistato un po’ per volta tutti i loro album e li ho consumati sullo stereo.

    Sticken in mine haken
    sticken in mine haut
    fugen mine gas mit mine auss pucken
    straightem zee nicht mit
    einem duetschen venn zee
    mewden sint.

    mine auto fairt ser
    schnell aber ess rast
    gegen mawen

    Ya das ben mine
    ya das bin du
    du das ben ich
    fair zuc ess

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