Scusate


A un popolo di muti
basta un rigo, un rigo solo
un a capo per sentirsi poeti
convinti di parlare
balbettano da infanti
che da poco abbiano scoperto la fonazione

E provano, combinano
scombinano ripetono
i modi di chi è più grande

Spiriti bambini e balbuzienti
siamo noi e resteremo

Forse ogni tanto qualcuno canta

come quella primadonna
che sul palco fa piangere il pubblico
e dietro le quinte singhiozza
“una cocococacacococola, per favore”
fra le risate delle sarte

Ma per un cigno che muore
nella balbuzie
sopravvive un’infinità di cornacchie:

C’è l’oscuro che poeta chiuso
baroccaro e rococò
mutua tormentoni e frasi fatte
d’antan con cura scernite

eleganti sì ma non troppo
tendono al bolso e al fuffignone
e allo zucchero candito
ch’accontenta grandi e piccini

Salvo poi recriminare ch’essi
in fondo parlano del male
ch’è cosa universale
e senza troppo gozzaniare
(questi ultimi versi puzzano troppo
da rime, troppo)

vorrei ricordare che perfino il male
son riusciti a inzuccherare:

Il male candito oggi tira più della zucca candita!

Poi c’è l’intimista confessionale
l’uomo o la donna della porta accanto
che racconta cose semplici
e la meraviglia della vita

E  non s’accorge che la  sua poesia
è così sincera come le faccette
che fa davanti allo specchio alla mattina
e che scambia per sé stesso

– Maschera incorporata
appiccicata a non so che cosa
con il collante per marmisti
di un moralismo positivo obbligato –

Le rime puzzano
ma gli atteggiamenti liberi portano il colera

soprattutto gli atteggiamenti profondi
sono profondamente molesti
quelli che ti accendono la luce
anche quando vorresti solo dormire

Diamoci un tono, via, siamo poeti:
Così mi parlano molte pagine
tutte scritte con lo stampino.

– Perché tutte queste frasi grumose?
– Non scivola bene il verso

non vale quanto tu sia sincero
nel portare al mondo la tua dislessia
che molti scambiano per poesia

vale quanto tu sia abile
a suggerire il già suggerito
a riscrivere il già scritto
senza farlo notare
ai più dotti e sapienti

Come se la poesia fosse nelle parole
E invece è nel sentire le cose
è nel sentire

essere ingenuo e essenziale
nudo perché spoglio
spoglio perché consapevole

E allora scusatemi poeti
se non vi leggo
Scusate se mi sono dilungata
In fondo, avrei potuto soltanto dire:
non sopporto più le bugie in serie
le palle colorate sugli alberi di natale

 

Fulvio Martini - Le Necessità Culturali

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