Una Bugia Tripartita


Quanti sé ci lasciamo dietro le spalle, negli stadi della nostra vita? Quanti sé preferiamo veder morire, seppellire, piuttosto che farli tornare e sconvolgere lo status quo della nostra vita presente? E di quante bugie abbiamo bisogno per respinger,e soffocare questi antichi io, che siamo stati e che ora ci appaiono stranieri? La Trilogia è una grande bugia, una bugia tripartita. È un libro che obbliga il lettore a riscriverlo metatestualmente nel corso della lettura, a ricomporne i pezzi mancanti, le pagine strappate del Quaderno, le storie non dette, gli omissis. Il lettore della Trilogia diventa insomma un personaggio, paragonabile al personaggio di Peter N., l’unico lettore del quaderno di Lucas. Non si limita cioè a presentare un mondo, ma coinvolge attivamente il lettore, sottoponendogli una grande bugia, il testo stesso. Non si tratta di una storia, o di tre storie: è sempre la stessa storia, presentata al lettore. Il lettore crede di leggere un testo e in realtà sta leggendo la storia di un testo. Il lettore si appassiona alle vicende di Lucas e Claus e in realtà sta solo leggendo lo svolgimento di un testo, di un testo che si crea man mano che viene letto. La Kristof insomma scolla il patto di persuasione fra testo e lettore, che si instaura da subito nella prima parte della Trilogia, il Quaderno. Ma è in questo scollamento fra testo e lettore la grandezza della Trilogia. È solo nella parte finale che il mondo bidimensionale e grigio, nero, senza delicatezza, fosco e morboso dei primi due romanzi acquista una sua tridimensionalità. E la tridimensionalità in questo caso è la rivelazione del non detto, del non scritto, dele pagine strappate del primo foschissimo Quaderno: una rivelazione che razionalizza i fatti narrati, ne mette in luce la deformità, la menzogna, appunto. Non è Lucas, non è Claus il vero protagonista, ma è il testo, il senso della scrittura nello specifico o più in generale, la ricerca – inutile – di senso. Detto questo, il tipo di scrittura della Kristof è del tutto funzionale all’idea portante di rendere il testo il vero protagonista. Si tratta quindi di una prosa che procede per sottrazione, in maniera elementare e scarna. Ciò che importa non viene detto ma suggerito. Quanto senso hanno le parole, allora? Se quello che importa, se il vero senso, non è affidato a loro? Paradossalmente, tutto: per dirla con René Char, “le parole sanno di noi quello che noi ignoriamo di esse”. Noi ignoriamo quale sia la vera storia, quale sia le menzogna in questa “saga tripartita”: le parole sono tutto, ci hanno svelato molto, ma significano molto di più del senso che crediamo di riconoscere in esse. Insomma, dobbiamo dubitare di tutto leggendo la Trilogia , tranne di avere letto con essa una grandissima opera narrativa.

Annunci

2 thoughts on “Una Bugia Tripartita

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...