Ho messo 50.000 caratteri in più, che faccio, lascio?


Vado sempre da Gigi l’editore macellaio l’estate per fare rifornimento.
Il negozio è sempre ben lustro, la merce sanguinante è esposta nel banco.
“Signora, oggi mi è arrivato dell’ottimo romanzo fresco. Fa un roastbeef fenomenale, ma lo cucini subito mi raccomando, è così morbido che si disfa se lo lascia troppo frollare. E poi guardi, ha i capitoli di grasso così ben regolari e prevedibili – senza esagerare, però – che ne può fare anche delle fettine meravigliose. Sentirá ai ferri che roba”
“Mhh, giusto per provare, me ne dà 400 pagine?”
“Ma i capitoli li vuole tagliati fini o un poco cicciuti?”
“Me li lasci con un poco di cicciole, quelle due o tre frasi fatte per paginetta, poi provvedo io a sbatterli per benino con lo sbatticapitoli, mi ci diverto. Ma non me ne lasci troppe però, come fa l’altro macellaio. Pensi, l’altra sera mio marito mi fa: “Ma cos’è, prosciutto cotto in padella,questo qui? È così sottile…” “No amore, ho preso un capitolo del romanzo che ho comprato dalla macelleria Einaudi, sembrava così bello e sostanzioso, ma una volta che gli ho tolto tutte le cicciole con lo sbatticapitoli, è rimasto una cosa trasparente…davvero una cosa fondamentalmente oscena”
“Allora le lascio un poco di cicciole qua e là, va bene?”
“Si, certo, faccia pure. Lo so che non è salutare, ma ogni tanto ungersi il mento con il grasso delle frasi colanti fa molto godereccio, non so come spiegare”

Misantropia e Egoismo – Parte II


Dopo aver letto le righe illuminanti riportate nel post di ieri, mi dico se non sia purtroppo un destino di molti quello di essere sgradevole.
La sgradevolezza è cosa relativa, lo sappiamo bene; possiamo però dire che è tanto più  forte quanto più si ha un’idea rigida della gradevolezza.

Il che equivale a dire, si è tanto più sgradevoli quanto più forti e sclerotizzati sono i luoghi comuni su cosa debba essere gradevole. Ovvero i luoghi comuni estetici. Possiamo dire così?

Siamo allora egoisti o misantropi se non accettiamo di correre lungo i binari ben oliati della gradevolezza – sicuri anzichenó, ma che portano tutti nella stessa direzione e agli stessi risultati sempre?

Se volessi qualcosa di diverso, non dovrei discostarmi? ecco. È questo il punto: discostarsi dal cammino comune, a costo dell’isolamento.

Misantropia e Egoismo


 Dire sempre la propria, a costo di offendere chi ci sta vicino, è segno di egoismo? Non sarebbe meglio piegarsi, sorridere, lasciar correre, per il cosiddetto “amor d’armonia”? Chi siamo noi in fondo per giudicare delle frasi, delle azioni degli altri o dei prossimi che ci circondano? Non valgono forse più gli individui, con i loro difetti e i loro pregi, degli ideali?
Perché in fondo è sempre  la ricerca di una coerenza con un ideale che ci fa brontolare se poi questa coerenza non la troviamo in chi ci è vicino.  E se al nostro brontolio succede il broncio dell’altro, siamo noi a essere in colpa? A voler a tutti costi imporre la nostra egoica visione del mondo? E non vuol dire isolarsi, contraddire sempre? Fare la fine di un misantropo, quindi? Ma allora siamo egoisti o misantropi?

Leggo un brano di un’antica operetta trovata spulciando in rete, un’operetta morale di Luigi Carrer, in cui si tratta fra le altre cose di Misantropia e Egoismo.

[..) L’egoista non fugge il consorzio degli uomini, vive anzi frammezzo a loro, e fa di essi il suo trastullo. Laddove il misantropo fugge per non rimanere offeso, quest’altro si getta in mezzo la calca con intendimento e speranza d’offendere.

Il paragrafo più interessante arriva adesso però: non è affatto detto che l’egoista debba essere sgradevole, mentre lo è sempre il misantropo. Sentite cosa dice:

L’egoismo può vestire infinite sembianze, può cambiar colore a suo senno. Ci son fino egoisti amorosi, ciò che sembrerebbe impossibile ad immaginare.

Io un egoista amoroso – o una egoista amorosa – me lo posso immaginare, eccome! Ne capitano tutti i giorni, di egoisti travestiti da persone generose o amorose.

L’egoismo è fondamento a molti altri vizii , di cui esso si serve come di complici a contentare il suo malvagio appetito.
Appetisce gli onori? Può essere modesto; purchè la modestia gli sia scala a salire.
Appetisce il piacere? Può essere prodigo ; purchè le prodigalità possano metterlo innanzi su quella strada di fiori per la quale desidera d’inviarsi.
Mentre insanguina la riputazione di uno dei proprii fratelli che gli attraversano il cammino, può far getto del proprio danaro a soccorrere un altro indigente, prostrato dai disagi per modo, che certo non lascia luogo a sospettare che sia per sorgere e mettersi in concorrenza con esso.

Oltre la facilità che hanno gli uomini di scambiare una per l’ altra due cose che si presentino loro con poche differenze esteriori, possiamo trovare qualche altro motivo di questo errore particolare in cui cade chi chiama misantropia l’egoismo o il contrario.
Misantropia ha qualche cosa di meno offendente agli orecchi, e però non par vero all’egoismo di poterne affettare l’apparenza. Come s’è detto a principio, la misantropìa è indizio d’una qualche parte della vita passata nel confidente consorzio dei proprii simili, e quindi, come cosa in certa qual maniera assennata, ottiene dagli uomini, se non forse rispetto, almen compassione. L’egoista al contrario, senza esperienze anteriori, ne viene volontario al pessimo ufficio di comperare l’utilità propria a prezzo dell’ altrui nocumento, e quindi come quintessenza genuina di vizio inspira ribrezzo ed esecrazione.
Dal misantropo possono trarsi talvolta alcuni vantaggi; non so quali possono essere cagionati dall’egoista, quando non fosse quella muta ma molto efficace lezione che ci ha sempre nel vizio, chi voglia badarci.

Da “Discorsetti Morali” in “Prose di Luigi Carrer, vol.I”, 1855

(continua…)

Fulvio Martini, Ego’s Pumping, Acrilico su Tela

http://www.fulviomartini.it/

Trasparenza


Più ingrassi e più diventi trasparente

Più invecchi e più diventi trasparente

Più studi e più diventi trasparente

Più sai e più diventi trasparente

Più ti appassioni e più diventi trasparente

Più ti confessi e più diventi trasparente

Più sei sincera e più diventi trasparente

Più sei controcorrente e più diventi trasparente

La lista è lunga, la lista è infinita

La donna vera finita, l’uomo vero finito

entrambi bruciati, cenere

morti,  fantasmi trasparenti

Edvard Munch, scena da “Spettri” di Ibsen


“Non pretendo di dare una dritta a Carofiglio, soltanto di fargli notare che uno scrittore (uno scafato mestierante) avrebbe rimesso a posto le cose con una battuta. Uno scrittore (scribacchino e mestierante) avrebbe fatto proprio così, rimane da capire cos’avrebbe fatto, invece, un magistrato” Giusto: uno scrittore vero avrebbe usato l’arma sua più congeniale, la parola.

giramenti

Vincenzo Ostuni – editor di Ponte alle Grazie – nella sua pagina Facebook pare abbia definito Gianrico Carofiglio – terzo allo Strega 2012, alle spalle del Ponte in questione – un «mestierante» e uno «scribacchino». Sì, proprio così, Ostuni ha letto Il silenzio dell’onda e non l’ha trovato di suo gradimento, pare che l’opera gli sia parsa «mediocre» tanto da segare le gambe al famoso scrittore con tali spiacevoli improperi. Apriti cielo!

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Il Torrente


Un torrente
passava di fronte a casa
era caldo, era un sole rosso e appiccicoso
a guardarlo da sotto le zolle rovesciate
si vedeva l’aria tremare
i ragazzini in canottiera
fra i tarassachi sfioriti,
in mano una  bottiglia
legata a un filo di ferro
così i pesci entrano ma non escono più
la piccola barca di legno
galleggiava nell’ombra
e rimaneva vuota

È caldo, è bastato socchiudere gli occhi
e si cerca sotto le foglie grandi del noce
la bottiglia ormai inghiottita
la si fruga in fondo alla corrente,
se ancora uno scheletro
inerte e microscopico là si muova
e si rimane intrappolati
in acque così grigie, là sotto,
sulle rive di vecchi platani e noccioli
– là venivano sepolti i cani
che giocavano con noi –
che  a volerne uscire
ci si porta appresso tutto il fango
in cui ci siamo avvolti per anni
come la nostra unica coperta

E poi qualcosa cade
Dalla melma accumulata, chiodi
Vecchie sveglie, pezzi di vetro, bastoni rotti,
Sacchi di concime vuoti, le cose rimangono fra i rami
l’acqua continua a scorrere in finta trasparenza
e i rifiuti scoperti restano in superficie
e non se ne vogliono andare via:
è loro il mio territorio, è loro e lo sporcano
come gli animali, è il loro marchio

Ma è sera ormai, mi dico: è tempo di riposare
e chiudo gli occhi; in un battito di ciglia
straripa il mio fiume fangoso
e riconosco solo i cerchi dei ragni d’acqua