Perché Gaia, Fabrizia, Anna e Lilly sostengono Laura Puppato come candidata premier


Le mie amiche di Lipsia e la sottoscritta pensiamo che valga la pena votare per Laura Puppato. Abbiamo deciso di scrivere in proposito una lettera di sostegno. Leggete, se volete, ma soprattutto, votate.

Riporto anche la premessa di Gaia Manco:

“(..)abbiamo deciso di scrivere questa lettera a  tutte le nostre amiche per spiegare perché sosteniamo la candidatura di Laura Puppato. Tutte insieme rispondiamo allo stupore che la nostra scelta ha suscitato, a cominciare da quello che posso suscitare io stessa: “ma come, voti per questi qua (PD)???” Leggete e se volete poi andate a votare,

Grazie a tutte,

Gaia”

Carissime,

Siamo un gruppo di donne che vive all’estero e sosteniamo Laura Puppato alle primarie del PD.

Vi scriviamo un’ultima volta, anche se in tanti ci dicono “lasciate perdere, tanto lei ha già perso”.  Ma voi avete mai visto una squadra lasciare il campo prima della fine?

Noi gli ultimi dieci minuti di questa partita ce li vogliamo giocare tutti per convincervi ad andare a votare per Laura Puppato.

Proveniamo da orizzonti politici, culturali, geografici e pure generazionali diversi: il desiderio di vedere una donna onesta, concreta e responsabile candidarsi a diventare presidente del consiglio ci ha unite.Così abbiamo scoperto una donna che ci assomiglia, una donna che intende la politica come servizio reso alla comunità.

Per noi che viviamo in Germania è ormai scontato pensare ad una donna come capo del governo e talvolta ci dimentichiamo che in Italia una donna non è stata neanche mai vicina al diventarlo.

Abbiamo sentito tante obiezioni in queste settimane. Ad esempio “le manca quel non-so-che” “non mi convince fino in fondo” Qualcuno degli altri candidati lo fa? Conoscete le loro politiche sul lavoro femminile e sui diritti delle donne ad esempio in tema di maternità?

Ci viene da pensare che una donna per essere considerata credibile debba essere perfetta. Che l’unica candidata per cui votereste debba pensarla al 100% come voi e mi raccomando! non avere mai un capello fuori posto. Per votare un uomo basta che sia il meno peggio, ma per votare una donna deve convincervi al cento per cento.

A chi dice “Laura non è abbastanza spigliata” rispondiamo: guardate le prime apparizioni di Angela Merkel. E soprattutto: non è certo stando in disparte che impareremo a gestire il potere.Lo stesso diciamo a chi non la considera pronta. A chi non ci considera pronte per quel nuovo incarico o quel nuovo progetto e ci dice di aspettare perché il nostro momento verrà.Non abbiamo più intenzione di aspettare di essere chiamate dal capo, dal presidente, sempre e comunque uomo. Noi siamo professionali e preparate, per questo votiamo per una donna come noi.

E poi pensate all’effetto che farà sulle vostre figlie -ed anche sui vostri figli- vedere una donna candidata battersi per diventare presidente del consiglio.

Andiamo a votare per Laura Puppato.Smettiamo di essere donne invisibili: smettiamo di pensare di non essere abbastanza brave se non siamo perfette. Siamo oneste, concrete e vogliamo una candidata che ci assomigli. Perché non si vince e non si impara nulla stando a guardare dalla panchina. Giocate questi ultimi minuti con noi?

 

Fabrizia Bergamini Curti, Lilly Bozzo Costa, Anna Costalonga, Gaia Manco

 

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Grigory Sokolov alla Gewandhaus


Ho assistito domenica sera al recital di Grigory Sokolov alla Gewandhaus.

In programma, la Suite in Re dai Pièces pour Clavecin di Rameau, la sonata KV 310 di Mozart e la sonata Hammerklavier di Beethoven.

Nella sala per tre quarti vuota della Gewandhaus – come è tipico qui per i recital pianistici quando non si tratti di artisti strombazzati dai media – ho creduto a stento alle sonorità create dal grande pianista russo.

Fin da subito, dai primissimi pezzi della Suite, ci si rende conto che la sua non è un’esecuzione, ma una vera analisi approfondita e ragionata, un dissezionamento quasi chirurgico e sempre eccentrico. Eccentrico per la scelta di questo autore, Rameau, che ormai, tranne per qualche specialista barocco,  è raro ascoltare nelle principali sale da concerto; eccentrico, perché è raro che uno dei maggiori pianisti viventi si concentri su un autore quasi scomparso, letteralmente lasciando nelle scuderie i classici e (ormai più che logori, diciamolo) cavalli da battaglia romantici; eccentrico soprattutto per la modalità interpretativa del tutto eterodossa.

Sokolov ci introduce nel mondo di Rameau, con una precisione espressiva che rende questo autore ancora vivo, senza leziosismi, ma attraverso una scelta dinamica consistente e non scontata. Si ha sempre la sensazione, cioè, di seguire un ragionamento, ma ancora di più un ragionamento animato da un vero spirito “illuminista”.

Ad esempio, le continue variazioni di Les Niais de Sologne o la meravigliosa Les Cyclopes: si può avvertire un tocco pieno di esprit settecentesco, un esprit che è perfetto equilibrio fra melancolia, distacco ironico e scherzo paradossale.

La sonata KV 310 di Mozart è stata magistrale e ancora una volta eterodossa: non ho mai sentito suonare Mozart così, e questa celebre sonata per di più, con tanto puntiglio da philosophes, com’è stato il tocco di Sokolov. Un puntiglio che gli deriva senz’altro dalla ricerca di un suono che ricordi il più possibile quello clavicembalistico. Ma mi è sembrato cercare una unità con il Rameau della Suite in Re, comunque: la stessa precisione maniacale nel delineare un’innumerevole varietà di trilli, staccati, rubati, senza perdere però le concessioni alla espressività che solo il pianoforte può dare.

Ancora una volta, a colpire non è il virtuosismo o  la velocità: ancora una volta è l’espressività. Un’espressività che non ha niente a che vedere con il sentimentalismo, o un certo manierato patetismo.

Il tocco di Sokolov è sempre nobile, composto, ma mai monotono, sempre variato, pieno di vera grazia ma anche di grande spirito.

Si può anche concedere a esplosioni, però, come è stato il caso della seconda parte del concerto, con la sonata Hammerklavier di Beethoven.

Se il filo conduttore da Rameau a Mozart poteva essere evidente – l’adozione di un simile tocco clavicembalistico, ad esempio, e quindi di una sonorità paragonabile, in alcuni punti, soprattutto nell’ultimo movimento della KV310 –  con la sonata di Beethoven invece diviene meno evidente.

Eppure, è sempre presente. Si tratta certamente di un percorso originario, alla ricerca delle radici, un percorso dal clavicembalo al pianoforte, dalla suite alla sonata.

Ho avuto l’impressione per tutta la durata del recital di assistere,  però, a un gradus ad parnassum dal “senso alla sensibilità” : dal gioco intellettuale, sofisticato, aristocratico, fatto di forme e arabeschi sempre cangianti,  nella sua interpretazione di Rameau, a un progressivo scardinamento delle forme logiche e sonore ferree grazie all’irrompere della sensazione, cioè di un primo abbandono al suono – e ancor piu alle pause – tramite il pianoforte, nella sonata beethoveniana.

 Proprio in questa, Sokolov si è prodotto in una nuova mirabile varietà sonora: quella senz’altro più “sentimentale”, più appassionata.

In un’intervista alla televisione russa di qualche anno fa Sokolov ha dichiarato che il compito di un pianista è quello di mettere in pratica ciò che teoreticamente non è comprensibile: e questo in fondo ha fatto nel grande recital di domenica sera.

La ricercatezza del suo stile ha ricreato quel mondo settecentesco in maniera impalpabile, infatti, secondo un gusto e un canone estetico che non sono quelli correnti.

La sua è insomma una grande operazione musicale interpretativa, e soprattutto culturale,  che va controcorrente rispetto alle aspettative comuni da parte del pubblico nei confronti di un grande pianista e del suo repertorio tipico.

Un’impresa che sembra quasi ripercorrere quella di Arturo Benedetti Michelangeli con Domenico Scarlatti, pur con le dovute differenze.

Ascoltare Sokolov significa ascoltare un pianismo di un altro livello, un pianismo trascendente associato a una solida consapevolezza estetica, anzi filosofica, dello spirito musicale del proprio repertorio.

È da notare anche la grande generosità di questo immenso artista verso il pubblico: a fine serata si è prodotto in ben 6 bis, tra le standing ovation quasi senza fine del poco pubblico lipsiano.

Il Giorno dei Santi


Se c’è un giorno dei Santi questo serve a capire chi siano davvero i Santi e chi no. In un anno, scopriamo di idolatrare l’immagine stampata e imposta.
Facciamo un esempio.
L’autore, ignorato o meno,  che tira le cuoie, fra le lacrime dei coccodrilli di giornale, che hanno ancora l’effetto di commuovere gli ingenui lettori o spettatori – nonostante sia risaputo che i coccodrilli siano pezzi già pronti, scongelabili all’occorrenza in pochi minuti -, si vedrà acquistato la copia di un suo libro, o di una sua opera anche da insospettabili misfidenti.

Qual santo se ne fa! e quanti santi guadagni se ne conseguono!

Poi, ad esempio, ci sono le pornostar che in virtù della precoce morte nel verde degli anni lor – ahimé requiescant in pace – vengono assunte negli uffici delle paladine femministe e fanno piangere di commozione anche le mamme di famiglia…

La morte è cosa brutta in realtà, talmente brutta che non mi spiego come possa purificare. O forse quel sospiro di commiserazione commossa “ah poverina, che brava che era” o “ah poverino che destino crudele” è solo il sospiro di chi si è finalmente liberato di una zavorra intrigante. “Ah finalmente respiro, il poverino, la poverina non c’è più”

La santità o l’idolatria è una bella spugna livellante che azzera i difetti, ma anche i pregi che per molti sono stati difetti, appunto.

Sei stato un guerriero contro il buongusto e la morale da quattro soldi? E sei morto? Allora ti facciamo santo, così non ci rompi più le scatole.

I Santi stanno nei loro anfratti, lontani dalle umane cose, intoccabili perché non possono più toccare, innocui ormai, come quei vecchietti, che guerrieri e caustici d’animo, si ritrovano parcheggiati dai loro familiari in un ospizio, “perchè non ce la facevamo più a seguirlo” ….povero nonno Guido, tu che eri così intrattabile, che dovevi dire la tua su tutto, anche a sproposito, ora la domenica ti andiamo a trovare e a portare i cioccolatini, non ci porti più disturbo.