Cani nella neve


Uno dietro l’altro i passi nella neve sporca, nel parco imbiancato, nel cuore di un relitto incrostato di popoli diversi.

Un uomo cammina ed è vecchio; le gambe si piegano; fra le mani un abete tagliato, enorme;  la schiena è piegata; scivola nella neve, si ferma, riprende.

Ma chi te lo fa fare, mi dico; sei vecchio, sei piegato, sei goffo; fai fatica, è più grande di te; ma chi te lo fa fare di trascinarti quell’abete nella neve; e chissà ancora per quanto.

Si gira, mi guarda appena da sotto la coppola; chissà perché lo fai ; per avere un sorriso di uno dei tuoi nipoti, un secondo, un minuto e poi niente di più.

Ragazzini si rotolano sulla collinetta fittizia; qualche metro più in là,  i corvi affondano il becco in questa materia bianca e fredda, sbattono le ali e si contendono un pezzo di spazzatura.

Ma chi te lo fa fare,  vecchio; ma chi ve lo fa fare, ragazzini, di rotolarvi dove i corvi mangiano la spazzatura.

Questo candore è finto e voi vi ci rotolate sopra.

Ma chi ve lo fa fare e i miei passi si sovrappongono ad altri passi, quasi ci scivolano sopra.

Ma chi me lo fa fare, di camminare a distanza in questa poltiglia biancastra, fredda e rovinosa, pericolosa, che nasconde il ghiaccio.

E il ghiaccio non è ciò di cui è fatta la distanza? Non è la distanza il ghiaccio? Il ghiaccio, la distanza fra me e loro?

Poi d’un tratto due occhi animaleschi mi fissano. Due cani lasciati liberi giocano nella neve e si fermano e mi guardano. E il loro sguardo è un invito.

 

 

 

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