Assenza violenza


Una mano, un pugno colpisce una donna, una, due , tre volte e ne fa macerie. Sul viso, sugli occhi sul naso le cicatrici; nell’anima le macerie. Se c’è un’anima.

il mio uomo sapeva ben usare l’arma che gli avevo concesso: un giorno mi sono ritrovata per terra come una cenere sanguinolenta a guardare il soffitto.

Mi specchiavo nel soffitto e il soffitto si specchiava in me.

Sul soffitto c’erano delle crepe che mi toglievano il fiato, in cui annidavo la mia paura.

Sotto lo sfagliarsi di un vecchio intonaco, la sensazione che non tornerà, del non tornerà – se non scatta una campanella – rimane sotto la crepa.

E mi dicevo che ci sarà qualcosa oltre alla miseria, sotto la crepa, oltre al lampo dei momenti.

Se guardo sotto la crepa, ricordo la sua violenza, ad esempio. Come sapeva ben colpire con le sue mani.

Poi ricordo che ha cambiato viso e sono state le parole a colpirmi. E poi ricordo che ha  cambiato ancora viso e allora è stato il  silenzio a colpirmi.

Ogni violenza piccola o grande prendeva il posto di un affetto mancante.

Se oggi tengo la testa fra le mani, è la mancanza che mi impedisce di parlare.

 

Assenzaviolenza