Tristana


Ho smesso, riposto e piegato in quattro in un angolo sopra un sofà
una vecchia vestaglia sgualcita, aveva due bottoni graffiati e un taglio
sopra l’orlo. Una volta l’ho usata per accogliere qualche amante.
L’ho usata di rado, la vestivo come si veste un sentimento poco praticato,
come si indossa la gentilezza, la giovanezza, quel che basta per rovinarla e sporcarla.
Poi una tazza di crisantemo resuscitato, il lumino, la candela profumata,
un panorama azzurro e rosa, l’acciottolato caldo e sudato, una panchina, una risata.
Il resto che è nel silenzio e all’ombra, il rumore delle macchine dalla strada di sotto
che passano e se ne vanno via.

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