Un Tè all’Oppio, per favore


Ti svegli la domenica mattina, fuori c’è la neve, un freddo cane. Apri il pc. Leggi che Whitney Houston è morta di overdose a 48 anni, che un poeta cinese è stato condannato a 7 anni di carcere per una poesia in cui dice due parole contrarie al regime, leggi che un bravo giornalista Onofrio Pirrotta è morto, pensi al Papa che è ancora vivo e vegeto, ad esempio, pensi alla tua banca che non potrebbe scoppiare più di salute e ti viene voglia di bere un tè all’oppio. Garçon!

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Ma visto che ci sono così tanti poeti, perché non li tassiamo?


Giustamente. Non c’è persona in rete che non scriva una poesia, per vocazione o per esibizionismo, o per tutte e due. Le antologie condominiali si sprecano, con esiti spesso molto più che deludenti.

Ma se si scrive così tanta poesia, se si scrive così tanta narrativa, perché non si legge? Forse perché il tempo per leggere lo si occupa per scrivere. Dico forse.

La trovata di Roberto Corsi è più di una trovata: è una soluzione, un po’ castigatoria, provocatoria senza dubbio, ma molto utile.

Tu (e anch’io) che credi di contribuire all’arte scrivendo poesie e racconti o romanzi di dubbio gusto, quantomeno velleitari, in pratica solo numeri nel mucchio mettiti la coscienza artistica in pace autotassandoti di mezzo euro destinato a beneficienza per attività culturali o meglio umanitarie per ogni tuo testo pubblicato o autopubblicato in rete o con l’editoria a pagamento!

Da leggere:

http://robertocorsi.wordpress.com/2012/01/17/tombin-tax/