Bayreuth al Capolinea di Gianguido Mussomeli


Riporto le impressioni e le considerazioni dell’amico Gianguido Mussomeli a proposito del Festival di Bayreuth di quest’anno.

Avrei voluto scrivere un lungo post sul ciclo di dirette radiofoniche dal Bayreuther Festspiele, affrontando anche il tema dell´evoluzione dello stile interpretativo wagneriano nel corso degli anni.
Dopo quello che ho ascoltato, sinceramente me ne è passata la voglia e mi limito a poche righe di commento, perchè quanto si è sentito non merita francamente di più.
In una settimana di dirette radio, ho trovato da salvare solo il Gurnemanz di Kwangchul Youn nel Parsifal, come sempre cantante e interprete di gran classe, e il coro diretto da Eberhard Friedrich, davvero meraviglioso per potenza, morbidezza e ricchezza dinamica. Naturalmente, anche l´orchestra è sempre all´altezza dell´impegno e ha mostrato una eccellente bellezza e idiomaticità di suono.
Discreto l´esordio di Thomas Hengelbrock, che nel Tannhäuser ha diretto in modo assai egregio, mostrato buona personalità interpretativa e sicurezza tecnica. Daniele Gatti ha condotto il Parsifal in modo sempre più lento, pesante e macignoso, oltre che con parecchi problemi di coordinazione tra buca e palcoscenico. Klaus Florian Vogt ha fatto un Lohengrin pallido ed esangue, in formato sopranista, forse in qualche modo adatto alla Barbarina von Brabant che aveva a fianco, ma logicamente affondato in maniera misera nella scena finale. Andris Nelsons nel Lohengrin ha dimostrato forse una maggior dimestichezza con l´acustica della sala rispetto alle recite dell´anno scorso, ma la sua interpretazione dell´opera era sempre poco convincente, in stile superficiale e fracassone. Dei direttori che hanno eseguito Die Meistersinger e il Tristan, non vale neanche la pena di parlare.
Il cast del Tannhäuser poteva essere buono al massimo per una ripresa a Gelsenkirchen, e lo stesso dicasi di quello dei Meistersinger. Come giudizio complessivo, spettacoli di questo livello si possono vedere su qualunque scena tedesca di media categoria, pagando un quarto del prezzo che pretendono a Bayreuth. Infatti quest´anno l´affluenza è in forte calo e si registra un elevato numero di biglietti restituiti.
Probabilmente, la gente si sta davvero scocciando e non è più disposta a spendere simili cifre per vedere e ascoltare questa roba.
Sugli allestimenti scenici di Tannhäuser, Meistersinger e Lohengrin il giudizio si può trarre dalle dure contestazioni espresse dal pubblico in sala alla fine delle recite e dai commenti della stampa, che quest´anno sono stati particolarmente severi. L´impressione generale è che la direzione artistica delle due sorellastre Wagner abbia completamente fallito il tentativo di dare una concezione stilistica d´insieme agli allestimenti, limitandosi alla provocazione gratuita, quella che provoca lo scandalo buono per riempire le prima pagine dei giornali.
Infine, una domanda. Chi si occupa della scelta delle compagnie di canto? È mai possibile affidare il ruolo del protagonista nella serata inaugurale di un festival di tale importanza a un tenore svedese di 53 anni, che ha svolto tutta la sua carriera in provincia? Qualcuno ha ascoltato il mezzosoprano Stephanie Friede, una autentica dilettante mandata allo sbaraglio come Venus, prima di mandarla in scena? I direttori d´orchestra scritturati a Bayreuth hanno voce in capitolo nella scelta dei cast? Perchè non si avvalgono del diritto di protestare cantanti palesemente non all´altezza dei ruoli loro affidati? Mi riferisco in particolare allo scandaloso Parsifal cantato (si fa per dire) da Simon O´Neill e alla Isolde di Irene Theorin, a proposito della quale un critico tedesco scrisse giustamente un paio di anni fa: “Una Isolde con la voce di Mimì”.
E potremmo andare avanti per ore, a chiederci queste cose. Va comunque aggiunto, per spiegare meglio la situazione attuale, che fino a pochi anni fa la consulente per il casting a Bayreuth era stata per lungo tempo Dorothea Glatt, persona comunque prudente e competente, che usava provare i giovani cantanti wagneriani o potenziali tali all’ Opera di Nizza dove era vicedirettrice, prima di esporli al rischio di un esordio sul palcoscenico di Bayreuth. Ora invece, là come altrove, sembra proprio che delle voci non gliene freghi più niente a nessuno.
Del resto, uno dei problemi odierni più seri in tutti i teatri, e in quelli tedeschi ancor più che in quelli italiani, è appunto il fatto che i direttori d’ orchestra non hanno praticamente più voce in capitolo nella formazione dei cast, il che può essere un bene quando non ne capiscono niente, ma più spesso è un male, perché chi siede sulle poltrone negli uffici delle direzioni artistiche ne capisce meno ancora.
Per ora, la situazione è questa. Qualcosa di meglio dal punto di vista musicale lo dovrebbe portare il ritorno di Christian Thielemann l´anno prossimo, per Der Fliegende Holländer. Il maestro berlinese, fresco di nomina a direttore artistico del Salzburger Osterfestspiele, rimane l´unica bacchetta di alto livello tra quelle avvicendatesi negli ultimi anni sul podio del Festspielhaus. Per il resto, credo che un cambio di direzione nella gestione artistica sia assolutamente indispensabile.
Per chiudere, un consiglio agli appassionati. Bayreuth vale sempre una visita, soprattutto per chi non ci è mai stato, in quanto luogo ricco di affascinanti memorie storiche. Se poi si vuole ascoltare un Wagner di livello almeno decente, meglio evitare il Festspielhaus e rivolgersi agli altri teatri tedeschi, quasi tutti in grado di allestire le opere del Maestro a un livello infinitamente superiore rispetto a quello di queste modeste e presuntuose produzioni.
Comunque a Bayreuth il meglio deve probabilmente ancora venire, e lo vedremo col Ring del bicentenario, per la cui regia è stato chiamato Frank Castorf, l´Intendänt della Volksbühne di Berlino, il teatro di avanguardia più estrema della Germania. Come dicono a Firenze? E s´ ha da ridere, vai…